Pubblicato il 9 maggio 2016 in Movimento

La vera Mae Mai Muay Thai: un viaggio alla riscoperta di noi stessi

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La Mae Mai Muay Thai è un’arte guerriera thailandese, praticata dai guerrieri in battaglia fin dai tempi antichi, che prevedeva il combattimento sia attraverso l’uso di armi, sia a mani nude, nei casi in cui le prime venissero disperse in campo.

Etimologicamente parlando, il termine MUAY deriverebbe dal sanscrito MAVYA, che alla lettera significherebbe “tirare-legare-tenere insieme”. Questo proverebbe il grande significato del motto “lottare per tenere unito”, che si estrinseca attraverso i quattro capisaldi del Muay: Mongkon (tessuto legato ed intrecciato alla testa), Prajied (tessuto legato ed intrecciato alle braccia), Kaad Chuek (tessuto legato ed intrecciato alle mani) e lo Spirito (incantato ed elevato attraverso la continua e precisa pronuncia del Mantra).

Quest’arte affonda le sue radici nel Regno di Siam (attuale Thailandia) ed è il prodotto di anni di guerre e razzie. Infatti, pare che intorno al 200 a.C. sia stato il popolo degli Ao-Lai a creare ed affinare mano a mano questo stile di combattimento per difendere le sue genti dagli attacchi di nemici confinanti e predoni che passavano nei suoi territori. In origine, quest’arte guerriera veniva chiamata genericamente Krabi Krabong, espressione con la quale si ricomprendevano ambedue le tipologie di combattimento, quello con armi e quello corpo a corpo; bisognerà attendere il lontano 1700 perché le due tipologie si differenzino in:

Krabi Krabong in senso stretto, quale combattimento perpetrato attraverso l’uso delle armi (spada, tonfa, lancia, giavellotto, pugnale, bastone, ecc.)

Muay Thai, stile di combattimento corpo a corpo attraverso l’uso di gomiti, pugni, calci, ginocchia, testa e lotta a terra.

Prima di entrare nel vivo della lotta e delle tecniche di cui questa si avvale, è doveroso fare una breve premessa, volta a spiegare il concetto di “corpo marziale”. Infatti, prima di imparare a dare o a ricevere un qualsiasi colpo si deve lavorare sull’equilibrio e sul radicamento a terra del proprio corpo. Creare un “corpo marziale” significa sviluppare un corpo fisico e mentale, una propriocezione tale di sé stessi che consente di “non pensare, né di fare”, ma semplicemente di essere quell’azione. Significa, altresì, fare una serie di esercizi volti a sviluppare l’istinto e che consentono di essere come una freccia già al centro de bersaglio.

Un qualsiasi combattente non potrà fare a meno di prendere in considerazione questo aspetto, fondamentale per proiettarlo verso l’eccellenza della sua disciplina.

Ma come costruirlo? Le chiavi che consentono di aprire le porte fisiche da sbloccare sono principalmente due: lo scioglimento articolare e il movimento naturale (riproduzione degli schemi motori tipici dei primati). Questo lavoro permette di essere sempre più sciolti, coordinati, rilassati, concentrati e determinati.

Se ci pensiamo bene, connettersi direttamente a qualcosa che rappresenta la nostra reale natura è il mezzo migliore per riequilibrare la postura/corpo, la mente, il respiro e quindi l’umore.

Solo una volta costruito questo tipo di corpo ci si potrà addentrare nel vivo della Muay Thai, arte marziale tra le più efficaci e risolutive che esistano, dove ogni colpo mira ad essere letale. Si colpisce con mani, piedi, gomiti, testa, ginocchia, spalle e tibie. Bersaglio è ogni parte del corpo dell’avversario (gambe e braccia comprese, che non vanno solo deviate o utilizzate come ponte, ma soprattutto colpite).

La nobiltà di quest’arte risiede nella riscoperta di sé e proprio nel praticarla sta il piacere di far riemergere l’ISTINTO RISOLUTIVO  di cui tutti siamo dotati, ognuno con le proprie abilità. Ciò significa “de-programmare” la mente e riportarla allo stato originario, direttamente connessa agli equilibri naturali.

Questa disciplina è:

– un percorso evolutivo;

– qualcosa che si impara a “casa del maestro” con esercizio quotidiano per anni;

– uno stile di vita che include la cura del corpo, mente e spirito;

– vincere i propri nemici interiori;

– porsi una domanda in più;

– fare la cosa giusta nel posto giusto al momento giusto.

Non è invece, come si pensa tradizionalmente quando si allude a una qualunque arte marziale:

– un corso (formazione nei week-end, seminari, ecc.);

– un programma;

– diploma, gradi, divise, federazioni, religione, politica, folklore, ecc.;

– mero sport o filosofia, guantoni, ring, ecc..

E’ doveroso fare queste precisazione in quanto ad oggi il Muay Thai, come arte marziale, è ancora frainteso e tecnicamente poco compreso: ciò è dovuto alla più nota e divulgata Muay Thai sportiva.

 

Nella Muay Thai, come nella vita reale, ci si allena ad affrontare eventi imprevedibili: non ci sono round, arbitri e giudici, né si utilizzano tecniche fini a sé stesse, ma si combatte e ci si difende riscoprendo i principi legati alla propria natura.

Christian Burani



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