Pubblicato il 6 maggio 2016 in Osteopatia

Il duodeno viscerale ed emozionale

"Lasciare andare" le emozioni - una chiave di lettura per le intolleranze alimentari

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duodeno viscerale

Il duodeno è la prima porzione dell’intestino tenue, è lungo circa 30 centimetri.

L’origine del duodeno è UNA CHIAVE DI LETTURA PER LE INTOLLERANZE ALIMENTARI all’incirca all’altezza della prima vertebra lombare, a destra rispetto alla linea mediana, mentre la fine (flessura duodeno digiunale) si trova a sinistra della seconda vertebra lombare. Il duodeno si continua con il tratto di intestino detto digiuno. Il duodeno ha la forma di un tubo curvato ad anello incompleto, entro la sua concavità è compresa la testa del pancreas.

Il duodeno ha quattro porzioni:

Anatomia e relazioni anatomiche

– PRIMA PORZIONE DUODENALE

Segue il piloro a lato della prima vertebra lombare e si dirige obliquamente verso sopra.

– SECONDA PORZIONE DUODENALE

Discende verticalmente sopra illato destro della colonna vertebraledalla prima alla quarta vertebra lombare

– TERZA PORZIONE DUODENALE

Ha una direzione trasversale, abbastanza concava verso il dietro, al davanti dell’eminenza vertebrale.

– QUARTA PORZIONE DUODENALE

Breve, sale verticalmente sopra illato sinistro della colonna fino alla seconda vertebra lombare dove termina.

Il duodeno e’ lungo 25/30 cm e il suo diametro varia da 35mm ai 40mm. E’ posizionato sullo stesso piano del piloro. E’ formato da varie tuniche: quella con sierosa superficiale, quella muscolare e la sottomucosa , molto grossa e resistente.

Il duodeno e’ essenzialmente tributario dell’arteria gastroduodenale ramo del tronco celiaco e dell’arteria mesenterica superiore a partire dai due archi pancreatico duodenali superiore ed inferiore. La vascolarizzazione si completa con l’arteria pancreatica dorsale che nasce generalmente dall’origine della splenica o,a volte, dalla epatica comune. La vascolarizzazione venosa e’ a carico della vena porta e della vena mesenterica superiore. I vasi linfatici del pancreas e del duodeno si raggruppano in 4 gruppi:

  • un gruppo superiore
  • un gruppo inferiore
  • un gruppo posteriore destro
  • un gruppo posteriore sinistro.

IL duodeno e’ innervato dai nervi del plesso solare e del plesso mesenterico superiore.

Fisiologia del duodeno

L’acido cloridrico, gli aminoacidi e gli acidi grassi contenuti nel chimo, quando dallo stomaco si versano nel duodeno, stimolano la liberazione di ormoni locali la secretina e di colecitochinina (CCK) da parte della parete del duodeno. Questi ormoni stimolano a loro volta la secrezione di bicarbonato di sodio e di enzimi da parte del pancreas.

La formazione di CCK è inoltre determinata dalla concentrazione di lipidi, alivello digiunale, e glucidi a livello del bulbo duodenale.

La CCK stimola soprattutto la secrezione d’enzimi, che portano alla digestione dei grassi e delle proteine, e influisce sull’emissione d’insulina e glucagone.

La liberazione di secretina e di CCK inibisce anche la secrezione e la motricità dello stomaco, facendo si che il contenuto intestinale abbia tempo di essere neutralizzato, digerito e assorbito.

Il bicarbonato di sodio eleva il ph alla neutralità o debole alcalinità, per assicurare il funzionamento degli enzimi pancreatici e tamponare l’acidità gastrica. Si realizza in tal modo un sistema di controllo a feedback atto a mantenere la neutralità del contenuto intestinale.

Gli enzimi pancreatici agiscono sulle grosse molecole presenti nel chimo ed hanno azione proteolitica, amidolitica e lipolitica. La presenza di chimo duodenale stimola la liberazione enterica di pancreozimina che perviene anch’essa per via ematica al pancreas. In questo provoca la secrezione d’enzimi digestivi (amilasi, lipasi, tripsina, nucleasi, peptidasi) negli acini.

La secrezione enzimatica è anche sotto il controllo vagale. Gli enzimi proteolitici sono prodotti dal pancreas in forma inattiva (tripsinogeno) attivato a tripsina nel duodeno dall’enzima enterochinasi, presente nella mucosa intestinale, o da tripsina già attivata.

Queste soluzioni sono riversate in dotti che convergono a formare un singolo dotto pancreatico, il quale si unisce al dotto biliare a livello dello sfintere di Oddi.

La gastrina stimola fortemente la secrezione d’acido cloridrico e provoca la secrezione pancreatica di bicarbonato, assicurando così la neutralizzazione dell’acido nel momento in cui questo giunge nel duodeno. Stimola inoltre la secrezione di CCK, secretina ed enterochinasi ed aumenta il tono del LES.

La motilità e la secrezione dello stomaco sono inibite da riflessi che si scatenano a livello del duodeno. La distensione duodenale o la presenza in esso di acidi grassi, di aminoacidi o di acido cloridrico, costituiscono altrettanti fattori capaci di inibire la secrezione gastrica. Le vie sono le stesse di quelle che inibiscono la motricità: i nervi intrinseci e gli ormoni duodenali, secretina e CCK.

L’assunzione di un pasto, specialmente se questo contiene grassi, rilascia lo sfintere di Oddi e contrae la colecisti che riversa nel duodeno bile concentrata.

La funzione della bile è di frammentare i grossi globuli di trigliceridi in una sospensione di piccole goccioline. Questa emulsione favorisce la digestione e l’assorbimento dei grassi a livello intestinale.

Vediamo dunque che lo stomaco, il quadro duodeno pancreatico, il complesso epatico e vescicolare sono uniti da un punto di vista funzionale.

Il loro corretto funzionamento, la regolare funzione digestiva e d’assorbimento, si costruisce su di un biofeedback biochimico su base vascolare.

La corretta secrezione enzimatica e ormonale, il sincronismo sfinteriale e la motricità gastrointestinale si basano quindi sul regolare apporto arteriovenoso ed il corretto controllo neurovegetativo tra gli organi adiacenti.

La discinesia sfinteriale, la stasi duodenale, le disfunzioni del duodeno, pancreas e vescicola biliare sono le basi per disfunzioni più importanti quali il malassorbimento, le allergie e le intolleranze alimentari, che possono portare a loro volta verso quadri patologici più gravi.

Significato emozionale del duodeno

La funzione del duodeno è di digerire, è la prima parte del tenue, ma il chimo sappiamo che deve sostare per il giusto tempo. Quindi rispecchia la nostra capacità di digerire e di assorbire ma anche di lasciar progredire, di andare oltre una emozione. Per cui da un punto di vista emozionale, la caratteristica legata al tenue è quella di lasciare andare le emozioni, per cui viceversa riguarderà tutte quelle emozioni disfunzionali che non riusciamo ad accettare, a cui ci ribelliamo ma senza riuscire a progredire in queste emozioni, quindi le emozioni che ci rodono dentro. Per esempio una situazione emozionale molto difficile che siamo impossibilitati a  risolvere (magari per un motivo esterno qualora vi fosse). L’ulcera duodenale può essere il risultato di una situazione inaccettabile che non riusciamo a risolvere e con cui continuiamo a convivere, corrodendoci (può essere anche un lutto non superato).

Fisiologia osteopatica del duodeno

L’arteria e la vena Mesenterica Superiore passano dentro il quadro duodenopancreatico, sotto la testa del pancreas.

Rappresentano quindi l’asse di mobilità attorno al quale avvengono i movimenti del pancreas e del duodeno durante la respirazione diaframmatica.

Durante l’inspirazione, il duodeno globalmente scende e ruota in senso anti-orario su di un piano frontale, inclinandosi a destra.

Segmentariamente possiamo notare che la parte iniziale di D1 è spinta da sinistra verso destra dallo stomaco, l’angolo D1-D2 verso il basso e sinistra dal feagato, l’angolo duodeno-digiunale si abbassa ed è spinto verso l’interno dal diaframma. D3 sembra avere un ruolo di cerniera tra i segmenti D1 e D4, al quale si avvicinano su di un piano sagittale e frontale.

Il duodeno complessivamente si chiude attorno al peduncolo vascolo-nervoso, scendendo e ruotando attorno all’arteria ed alla vena Mesenterica Superiore.

È interessante notare che il peduncolo arterio-venoso della Mesenterica Superiore diviene asse di rotazione per il quadro duodenopancreatico e l’intestino tenue mesenteriale. I due sistemi però, durante le fasi respiratorie, invertono i movimenti: discesa e rotazione antioraria per il duodeno, discesa e rotazione oraria per l’intestino tenue. Queste controrotazioni preservano dall’eccessivo stiramento dei vasi durante la fase inspiratoria e, abbinate ai movimenti espiratori, enfatizzano la dinamica vascolare.

Trattamento osteopatico

Uno sfintere o una porzione intestinale deve essere normalmente tesa per permettere la corretta diffusione dell’onda peristaltica e svolgere al meglio le funzioni di transito e assorbimento intestinale.

Possiamo trovare porzioni intestinali ipertoniche, rilevabili soprattutto ai test d’allungamento, e porzioni ipotoniche, dove la stasi locale è rilevabile con i test di densità.

Il trattamento consiste in tecniche fasciali dirette (recoil, stiramenti o vibrazioni), o tecniche indirette, funzionali d’induzione. Per le due, in ogni caso, la prerogativa sarà l’informazione propriocettiva data, che induce una normallizzazione del tono basale dell’organo o dello sfintere, e una regolazione della dinamica arterio-venosa locale.

Stefano Fiocchetti Osteopata DO MROI



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